Eric Clapton fa mea culpa per il suo passato razzista

Eric Clapton

Eric Clapton fa mea culpa. Amico di artisti afroamericani del calibro di Jimi Hendrix e B.B. King, Clapton, in passato, si è schierato in più occasioni al fianco dell’estrema destra rappresentata dal Fronte Nazionale Britannico. Un partito, questo, dichiaratamente neofascista e quindi piuttosto chiuso su tutto ciò che riguarda il riconoscimento dei diritti civili.

Ora che di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, il musicista si è ritrovato a dover fare i conti col suo passato, con quel passato che oggi, da adulto qual è, rinnega senza mezzi termini.

Alcuni giorni fa a Londra, in occasione di una proiezione del documentario “Life in 12 bars”, lungometraggio che racconta la vita e il genio creativo di Slowhand, Clapton è uscito allo scoperto. E lo ha fatto perché nell’opera appaiono anche le testimonianze datate 1976 in cui Clapton, durante un concerto a Birmingham, annunciò apertamente il proprio sostegno al Fronte Nazionale Britannico, le cui posizioni razziste e omofobe non sono mai state occultate (lo stesso chitarrista si pronunciò contro neri e gay).

Ebbene, dopo aver riguardato quelle immagini, Clapton, davanti ai giornalisti, ha spiegato: “Mi vergogno enormemente per quello che ero, una specie di semi-razzista. E non ha alcun senso perché la metà dei miei amici sono di colore, ho avuto relazioni con donne nere e mi sono anche ispirato alla musica nera”.

Ma esattamente cosa disse il cantante durante l’esibizione del ’76? In primo luogo si schierò apertamente con il ministro conservatore Enoch Powell, che a quei tempi andava ripetendo che l’immigrazione di massa avrebbe portato nel Paese veri e propri “fiumi di sangue”. Dopo di che, evidentemente non contento di quanto aveva già sostenuto, Clapton affermò anche che l’Inghilterra stava diventando sovrappopolata e chiese quindi a tutti i fan di sostenere con il loro voto il candidato ultraconservatore Enoch Powell: solo lui, a suo dire, avrebbe potuto impedire che il paese si trasformasse in una colonia nera.

Ma Clapton non fu l’unico ad avere una commistione col movimento fascista dell’epoca. Anche l’insospettabilissimo David Bowie fu travolto da una polemica simile. Il cantante, infatti, in un’intervista rilasciata a Playboy disse: “La Gran Bretagna è pronta per un leader fascista”. E tanto per non farsi mancare nulla venne anche diffusa una foto che lo ritraeva fare un saluto nazista. Bowie si giustificò affermando che era stato il fotografo ad averlo immortalato in una posa equivoca.